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LE SETTE PAROLE DI CRISTO SULLA CROCE
La partitura di Joseph Haydn, magnifico contrappunto al commento della Passione

Questa pagina fa parte di PASSIO CONTEMPORANEA, iniziativa ACEC che propone un avvicinamento alla Pasqua attraverso diversi linguaggi: quello cinematografico (con le schede dei film “La Ricotta”,“Gran Torino”, “I Colori della Passione”, “Su Re”) e quello della musica e del teatro con un approfondimento delle Sette parole di Cristo sulla Croce attraverso la partitura di Joseph Haydn e lo spettacolo di Giovanni Scifoni.

Nel 1786 Don Josè Saenz de Santa Maria, canonico della diocesi di Cadice in Andalusia, in occasione della cerimonia del Venerdì Santo, commissionò a Franz Joseph Haydn, uno dei più celebri compositori dell’epoca, una composizione che esaltasse le parole pronunciate da Cristo sulla croce.

La maestria di Haydn nel campo della musica teatrale (commedie, opera buffa, opere per marionette…) e la sua grande abilità nell’uso del colore strumentale, infatti, inducevano (e inducono tutt’oggi) anche l’ascoltatore più distante al profondo coinvolgimento emotivo. La musica sarebbe servita come tramite tra le parti parlate (la lettura in latino del testo) e le riflessioni del Vescovo.
Haydn accettò ben volentieri l’incarico per mettere alla prova la sua creatività e in più fu un’occasione per avvicinare la musica esclusivamente strumentale al mondo ecclesiastico, che fino ad allora prediligeva lo stile vocale.

Così scriveva lo stesso Haydn quindici anni dopo, inviando la partitura alla Breitkopf & Härtel per la pubblicazione, per presentare la sua opera:
«Circa quindici anni fa mi fu chiesto da un canonico di Cadice di comporre della musica per Le ultime sette Parole del Nostro Salvatore sulla croce. Nella cattedrale di Cadice era tradizione produrre ogni anno un oratorio per la Quaresima, in cui la musica doveva tener conto delle seguenti circostanze. I muri, le finestre, i pilastri della chiesa erano ricoperti di drappi neri e solo una grande lampada che pendeva dal centro del soffitto rompeva quella solenne oscurità. A mezzogiorno le porte venivano chiuse e aveva inizio la cerimonia. Dopo una breve funzione il vescovo saliva sul pulpito e pronunciava la prima delle sette parole (o frasi) tenendo un discorso su di essa. Dopo di che scendeva dal pulpito e si prosternava davanti all’altare. Questo intervallo di tempo era riempito dalla musica. Allo stesso modo il vescovo pronunciava poi la seconda parola, poi la terza e così via, e la musica seguiva al termine ogni discorso. La musica da me composta dovette adattarsi a queste circostanze e non fu facile scrivere sette Adagi di dieci minuti l’uno senza annoiare gli ascoltatori: a dire il vero mi fu quasi impossibile rispettare i limiti stabiliti».

La versione originale prevedeva l’utilizzo di un organico orchestrale di una trentina di elementi, ma successivamente lo stesso Haydn ne rielaborò una versione quartettistica e in forma di oratorio per sopperire alla reperibilità di strumentisti.
Il compositore austriaco si prodigò affinché la parola potesse essere trasfigurata in suono, per cui le dissonanze sugli sforzati riconducono alle lacerazioni e alle ferite del corpo di Cristo martoriato, i cromatismi ci rimandano all’immagine del dolore, le progressioni armoniche all’ascesa dell’uomo verso l’“Alto” e il suono del pizzicato degli archi diventa onomatopea della pioggia. La melodia tematica affidata ai violini è concepita come riproduzione letterale delle parole di Cristo trasferendo il contenuto teologico proprio nel suono “puro” strumentale.
L’opera si conclude con un finale di effetto prorompente, suggerito dalla tonalità di Do minore, caratterizzato da un tempo incalzante con note accentate, trilli e dissonanze che sconvolgono e colgono di sorpresa l’ascoltatore ancora poco avvezzo all’epoca a questi urti sonori e a contrasti armonici così arditi: un movimento breve Presto e con Tutta Forza, per rappresentare il terremoto al momento stesso della morte di Gesù.

Le sette sonate (che insieme all’introduzione e al “terremoto” finale compongono l’opera) sono pensate per fare da contrappunto musicale alla lettura e al commento delle Sette Parole di Cristo sulla Croce del testo evangelico, di cui mettiamo qui ad esempio il testo del teologo Raimon Panikkar.

Per un ascolto dell’opera di Haydn suggeriamo l’esecuzione Century’s recording / André Charlin

Qui invece il video di un Concerto di musica sacra “Le ultime sette parole di Cristo sulla croce” organizzato nella Cattedrale di Trani dall’Accademia Federiciana.

 

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Fabiola Gaudio