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TATAMI (Guy Nattiv, Zar Amir Ebrahimi)
Libertà e sport sotto il regime di Teheran

Tatami è un film fuori dall’ordinario, si tratta del primo lungometraggio co-diretto da una regista iraniana e da uno israeliano, una pellicola ben costruita sul Judo femminile e sulle ingerenze nello sport del regime di Teheran. La doppia regia è dell’israeliano -premio Oscar- Guy Nattiv e della regista iraniana -esule in Francia- Zar Amir Ebrahimi (premiata a Cannes nel 2022 per Holy Spider).

Ai campionati mondiali di Judo a Tiblisi, la judoista iraniana Leila e la sua allenatrice Maryam ricevono minacce da parte della Repubblica Islamica, che ordina a Leila di fingere un infortunio e ritirarsi, per evitare di incontrare la concorrente israeliana ed essere bollata come traditrice dello Stato. Rischiando la propria libertà e quella della sua famiglia, Leila si trova di fronte ad una scelta impossibile: obbedire al regime iraniano, come la sua allenatrice Maryam aveva già fatto anni prima, o continuare a combattere per l’oro? Da possibile vincitrice dei mondiali, incontro dopo incontro, la donna subisce tante e tali pressioni esterne da perdere ogni concentrazione, mentre in Iran la sua famiglia riceve vessazioni dagli agenti del governo.

I due registi scelgono un formato stretto e un bianco e nero pulito per raccontare questo fatto sportivo di fiction che sottende ad un architrave di paure e ingiustizia. La cecità dei governanti è tale che, il timore di poter vedere due atlete di nazioni rivali sul tatami, li porta a preferire la sconfitta in uno sport nazionale durante i campionati mondiali piuttosto che il contatto diretto col nemico.

Tatami è una pellicola al femminile, in cui le protagoniste,vere forze motrici di giustizia e libertà, sono le donne. La correttezza nella lotta sul tatami, la violenza fisica incanalata da un regolamento sportivo, stride aspramente con le violazioni della vita pubblica e privata cui sono soggetti gli iraniani, in particolare le donne.

Unica pecca del film è che la storia narrata è fiction, normale per molti generi cinematografici, una anomalia per un film sportivo di taglio politico. Seppur il contesto sia realistico e le dinamiche della coercizione prese da fatti reali, accaduti a molti atleti iraniani in questi anni, la storia non ha la forza di penetrazione che avrebbe avuto se ad essere narrato fosse stato un fatto realmente accaduto, cui lo spettatore, come lo sportivo, possono affezionarsi e farne tesoro. Nonostante questo, mentre il film veniva proiettato al Lido, alcuni sostenitori della libertà delle donne in Iran hanno sfilato nei pressi del Palazzo del Cinema.

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Sull'autore

Simone Agnetti

Simone E. Agnetti, Brescia 1979, è Laureato con una tesi sul Cinema di Famiglia all’Università Cattolica di Brescia, è animatore culturale e organizzatore di eventi, collabora con ANCCI e ACEC, promuove iniziative artistiche, storiche, culturali e cinematografiche.

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