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ALICE PREMIA “PETITE MAMAN”
La sezione della Festa del Cinema dedicata a bambini e ragazzi si conferma un caleidoscopio di titoli interessanti

Ha vinto la poesia, soave, sognante, sincera, creata da Céline Sciamma in Petite maman ad “Alice nella città”, la sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma dedicata ai film per bambini e ragazzi. L’opera sintetizza in forma simbolica la trasfigurazione del lutto, fondando quello che potremmo chiamare il “mito della capanna” (eco del “mito della caverna” di Platone, legato al cinema). E’ infatti una capanna vicina alla dimora della nonna appena defunta, a portarci in un luogo senza tempo, connotato da verosimiglianza e mistero, dove avviene l’incontro tra la piccola protagonista e sua madre bambina. Petite maman rappresenta la dimensione autoriale di un caleidoscopico programma, che ha riempito l’auditorium Conciliazione con le serate-evento, dall’anteprima di Ghostbusters Legacy ai supereroi di Eternals, proponendo però anche un’interessante selezione nel “Panorama Italia”.

Qui le Sale della Comunità potrebbero trovare titoli adeguati alle rassegne di cineforum serali o scolastici, per qualità estetica, originalità di approccio alle questioni indagate, varietà di temi proposti. A partire dal vincitore della sezione, La tana di Beatrice Baldacci (prod. Lumen Film), che affida alla disincantata Lia, alle sue sfide pericolose e ai suoi segreti dolorosi, il passaggio all’età adulta di Giulio nella campagna laziale rappresentata come un giardino dell’eden. Di scenario agreste anche Anima Bella di Dario Albertini (distr. Cineteca di Bologna), che vede protagonisti un anziano pastore, affetto da ludopatia, e la giovane figlia, alle prese con le conseguenze che la patologia comporta, debiti, aggressività, alienazione dal mondo. Luoghi sperduti, questa volta montani, e dipendenze, questa volta da sostanze dopanti, vengono messi in scena da Renzo Carbonera in Take away (distr. Fandango), ultimo film interpretato da Libero de Rienzo, nei panni di un ex allenatore di marcia disposto a tutto pur di far diventare la sua compagna una campionessa.

Si sono visti anche i due film italiani vincitori a Locarno, che esprimono in mondi e modi diversi una riflessione sul dialogo interculturale, Il legionario di Hleb Papou (distr. Fandango), ovvero l’immigrato poliziotto che deve sgomberare un palazzo occupato dai suoi familiari, e Brotherhood di Francesco Montagner (coproduz. Nefertiti Film), documentario sul rapporto tra islam radicale e nuove generazioni in Bosnia. Una madre vedova che punta sul talento calcistico del figlio dodicenne come riscatto sociale, è infine il tema di Mancino naturale di Salvatore Allocca (distr. Fenix Entertainment – Europictures), ottimo spunto per far riflettere gli adolescenti e i loro genitori sulle scelte della vita.

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Sull'autore

Elena Grassi

Laureata in Scienze delle comunicazione all’Università di Trieste, ha conseguito il master in Educazione audiovisiva e multimediale e il Dottorato di Ricerca in Scienze Pedagogiche all’Università di Padova. Giornalista e critico cinematografico, lavora da educatore audiovisivo per enti pubblici e privati ed è consulente per l’Acec del progetto Junior Cinema.