Otto anni nella vita di una giovane donna, Garance, attrice precaria prima di una compagnia teatrale, poi di un’agenzia di spettacoli per bambini, quindi doppiatrice di serie tv. Un’esistenza vissuta giorno per giorno, senza certezze, scandita da serate in discoteca ad alto tasso alcolico, provini falliti, traslochi da un appartamento all’altro, rapporti affettivi occasionali. Alti e bassi subìti, più che cercati, ma sempre in compagnia di una bottiglia…
Al suo quarto lungometraggio, che prende il nome dalla stessa protagonista del film, Jeanne Herry si concentra su due temi strettamente correlati: l’incertezza che grava sui lavoratori dello spettacolo e la dipendenza cronica dall’alcool. L’immersione nella caotica quotidianità di Garance è infatti contrassegnata dal calice di vino bianco sempre pieno, un sorso dopo l’altro fino a diciannove bicchieri al giorno, causa di ubriacature stordenti e del ritardo agli appuntamenti di lavoro. La consapevolezza di essere un’alcolista, in lei, si affianca all’incapacità di smettere di bere: ed è in questa ambivalenza, tra autodistruzione lenta e sopravvivenza forzata, che la felicità fugace di Garance prende forma per poi sistematicamente svanire: l’alcool come benzina con la quale rifornire il corpo per affrontare ogni risveglio mattutino, altrimenti insostenibile, per sopportare i passi falsi e gli inciampi a cui la vita sembra obbligarci.
In piena aderenza tra forma e contenuto, in parallelo, dunque, con un racconto deprivato di patetismi, drammatizzazioni e moralismi, la regia della Herry sceglie la strada del dinamismo nervoso da cinéma verité, di un montaggio ritmato e di una macchina da presa perennemente incollata ad una vibrante Adèle Exarchopoulos, capace di infondere a Garance euforia e fragilità, voglia di vita e sospensione emotiva. È lei a marcare in profondità il film, a riempirne ogni inquadratura, a lasciare trasparire, dietro i cocktail, gli aperitivi, l’ebbrezza e le sbornie, un piacere irrinunciabile ma dal retrogusto amaro, un’incoscienza insieme liberatoria e punitiva. Tramutata in ascolto di sé solo quando all’orizzonte si affaccia un contratto professionale finalmente soddisfacente e, al contempo, la grave malattia della sorella, ricoverata in ospedale. Due facce, indivisibili, della stessa medaglia.
Regia: Jeanne Herry
Interpreti: Adèle Exarchopoulos, Sara Giraudeau, Rudgy Pajany, Victor Chakravarty
Nazionalità: Francia
Durata: 120’
