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LEHMAN TRILOGY, TRA EPOPEA E SAGA FAMILIARE
Il grande teatro su piccolo schermo il 23 e 24 aprile

Lehman Trilogy

La lunga quarantena che ha costretto gli italiani a casa ha anche alcuni piccoli aspetti positivi, tra cui va annoverata certamente la grandissima quantità di contenuti culturali che sono stati resi disponibili gratuitamente in rete, in collaborazione con le più importanti istituzioni nazionali. Non fa eccezione il teatro e in queste settimane la Rai si è distinta per un aumento dell’offerta sia in termini quantitativi che qualitativi sia sui canali del digitale terrestre che sulla piattaforma RaiPlay.

Tra i tanti titoli presenti nel catalogo on line, da giovedì 16 aprile – grazie alla collaborazione del Piccolo Teatro di Milano con Rai Cultura – è disponibile per tutto il mese di aprile su RaiPlay la versione integrale di Lehman Trilogy, lo straordinario spettacolo diretto da Luca Ronconi, dal testo di Stefano Massini, registrato nel 2015 al Teatro Grassi, che sarà anche programmato su Rai5, diviso in due parti, il 23 e 24 aprile.

In un momento assai difficile per lo spettacolo dal vivo, la possibilità di vedere gratuitamente alcune significative messe in scena è una risorsa straordinaria per chi non ha avuto la possibilità di applaudirle sulla scena. Va poi sottolineato il fatto che quella che la Rai mette in onda è una versione pensata appositamente per la ripresa video e che quindi è qualcosa di diverso rispetto alla fruizione teatrale che si caratterizza nella compresenza fra artista e pubblico e nella “libertà di sguardo” dello spettatore (aspetto su cui spesso Ronconi giocava costruendo controscene e animati piani d’ascolto), peculiarità assai diverse dal video e che spesso rendono le riprese degli spettacoli senza una regia televisiva assai mortificanti sia per lo spettacolo che per la ripresa stessa. Un’operazione quindi di grande intelligenza e sensibilità artistica che non mancherà certo di affascinare i telespettatori nella speranza che, quando sarà possibile, si trasformino anche in spettatori.

Lehman Trilogy rappresenta uno degli esiti più fortunati e interessanti tra le produzioni teatrali degli ultimi anni, sia per il raffinato allestimento scenico che per l’eccezionale bravura degli interpreti che per l’originalità del testo che porta in scena le vicende della famiglia Lehman dalla sua ascesa nel mondo delle banche fino al crack mondiale che l’ha travolta nel 2008.

La storia comincia l’11 settembre del 1884 (data che oggi ci suona quasi come una premonizione) quando un giovane ebreo figlio di un mercante di bestiame di Rimpar in Baviera, arriva insieme a tanti altri migranti al molo numero quattro del porto di New York. Quel giovane ebreo si chiama Henry Lehman ed è il capostipite di una famiglia che segnerà le sorti dell’economia e della finanza mondiale.

Lo spettacolo, in bilico fra saga familiare e racconto epico, è una cavalcata incessante attraverso centosessanta anni di capitalismo: sotto gli occhi dello spettatore, in ordine rigorosamente cronologico, scorrono gli eventi che hanno scandito la storia della banca Lehman Brothers, dalla nascita del marchio nel piccolo negozio di tessuti a Montgomery (Alabama), a metà dell’Ottocento, fino al crack del 2008.

A dare corpo e voce ai vari personaggi un gruppo di attori di primissimo livello e tutti in stato di grazia: Massimo De Francovich è Henry, la “testa” dei fratelli Lehman, il primo che arriva e il primo che muore, Massimo Popolizio, che interpreta superbamente Mayer Bulbe, è colui che coglie intuitivamente la strada giusta per fare la fortuna dei Lehman, Fabrizio Gifuni, per la prima volta diretto da Ronconi, è Emanuel, “il braccio”, affascinato dal mondo della Borsa e della tecnologia che trasferirà gli affari dai campi di cotone dell’Alabama alla finanza newyorchese, Paolo Pierobon interpreta suo figlio Philip freddissimo e ambizioso, mentre Fausto Cabra è l’ultimo dei Lehman, Bobbie, amante dei cavalli e dell’arte, che tradisce l’idea di banca di famiglia gettandola in un’avventura finanziaria che il greco Peterson (Raffaele Esposito) e l’ungherese Glucksman (Denis Fasolo) e altri dopo di loro condurranno a una futura rovina. Nel 2008, alla vigilia del crack finanziario, dei Lehman in banca non c’è più nessuno e il nome è solo un guscio vuoto che, in un giro sempre più vorticoso di denaro virtuale e di finanza creativa, finirà con il frantumarsi definitivamente.

 

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Sull'autore

Marina Saraceno

Marina Saraceno

Diplomata all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica "Silvio D'Amico" e laureata in Scienze della Comunicazione con una tesi sul teatro tradizionale cinese. In teatro ha lavorato con Luca Ronconi, Mario Scaccia, Jacques Decuvellerie. Ha lavorato per la comunicazione e la promozione culturale, tra gli altri, con il Teatro Nazionale di Roma, L'Associazione Italiana Editori, l'Ente Teatrale Italiano, Rai Trade, l'Unione des Theatres d'Europe, il Teatro Stabile del Veneto, il Progetto Domani per le Olimpiadi di Torino e la Fondazione Comunicazione e Cultura della CEI. Come giornalista ha collaborato con l'agenzia com.unica, il bimestrale Sale della Comunità, il settimanale pagina99