Sale della Comunità
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Arrivano i francesi
E hanno il chiodo fisso dell'esercente - operatore culturale

È notizia di questi giorni (Giornale dello Spettacolo) che Gérome Bourdezeau eDominique Battesti, rispettivamente di 35 e 39 anni, due francesi decisi a lavorare in Italia nel settore dell’esercizio cinematografico. Aperti a cogliere le opportunità del momento, l’uno direttore operativo e l’altro direttore amministrativo e finanziario, provengono da Ugc, il circuito francese che a maggio di quest’anno ha ceduto le sale spagnole e italiane a Uci. A giugno scorso hanno costituito la Srl DG Cinema & Consulting con un duplice obiettivo: gestire sale che altri esercenti vogliano cedere loro e, nello stesso tempo, costruire nuove sale con progetti, laddove possibile, di architettura ecosostenibile. Una bella impresa che Bourdezeau e Battesti, tutti e due con il ruolo di amministratori, vogliono portare nel giro di 5 anni nella top five del mercato italiano.
Molto interessanti sono le motivazioni che li hanno spinti ad una iniziativa del genere: «Non combatteremo – dicono - con i colossi, The Space e Uci, ma proponiamo una nostra filosofia di cinema che vede l’esercente nel ruolo di operatore culturale che offre nelle sue sale un’ampia programmazione, dal blockbuster al film d’essai, dal 3D al digitale semplice e al 35 mm, senza trascurare nulla e con l’obiettivo di educare al cinema. L’esercente è una garanzia per il pubblico e noi puntiamo a radicare la nostra filosofia di cinema a fianco della comunità e delle attività locali. Stringeremo rapporti con le scuole, useremo le sale digitali oltre il cinema, per creare interoperatività con il territorio».

 
Parole sante, di chi vuole coniugare la tecnologia con una dimensione più di tipo culturale. La nuova figura di esercente è sempre più simile ad un animatore culturale, che si interfaccia con la comunità e con il territorio di riferimento della sala.  Non disdegnato neanche i cosiddetti contenuti alternativi e puntano a pieni giri verso la multiprogrammazione, che sarà un traguardo ineludibile per le sale monoschermo che si digitalizzeranno. E bravi i nostri francesi, che grazie anche alla loro precedente esperienza lavorativa hanno compreso che la sala è un presidio cultural-sociale e che per fare una buona programmazione c’è la necessità di formare degli animatori culturali.
 
Francesco Giraldo

 


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